![]() | Mostra personale di Guido Airoldi dal dal 6 Novembre al 4 Dicembre 2010 Galleria Triangoloarte, via Palma il Vecchio 18/E, Bergamo |
Attingere un elemento dall’immaginario collettivo per elaborare un messaggio personale e indurre l’osservatore alla riflessione: così si configura l’opera di Guido Airoldi, la cui missione artistica consiste nel recupero degli animali che popolano quei chiassosi e sgargianti manifesti circensi chiamati ad accattivare, oggi come ieri, adulti e bambini.
Vestito di camice bianco, Guido ricerca le tracce del passaggio delle carovane circensi per prelevare dai loro cartelloni pubblicitari figure di animali, che vengono successivamente incollate su carta bianca e integrate nelle parti mancanti. L’opera è poi conclusa con l’apposizione della sigla “A. R.”, acronimo di Animale Recuperato, e del timbro del servizio sanitario dell’Asl di Bergamo, che sigilla la fine dell’intervento di soccorso.
Per comprendere appieno il significato dell’opera di Guido Airoldi è necessario analizzare attentamente ciascuna fase del suo lavoro, cercando di scoprirne i significati meno immediati. Lo stacco, in primo luogo, può rievocare alla mente la ben consolidata tradizione artistica dello strappo, di cui Mimmo Rotella è stato il rappresentante più noto. Tuttavia, dopo una breve riflessione, ci si accorge della distanza tra i due interventi: se nell’attività del celebre artista prevale la dimensione performativa e l’opera si presenta come il risultato del gesto creativo, nei lavori di Guido è proprio ciò che viene strappato - l’animale - a costituire la base della composizione artistica. Un animale “strappato” non solo dal manifesto ma anche, e soprattutto, dalla strada dove idealmente la compagnia circense l’ha abbandonato dopo la ripartenza, lasciandolo imprigionato nella patinata superficie della locandina. Si delinea così il momento del ritrovamento, immortalato dall’indicazione del luogo di reperimento che costituisce il titolo di ogni opera.
Al ritrovamento segue il vero e proprio recupero che prende avvio dall’integrazione. L’integrazione pittorica, fatta del completamento dei contorni e della campitura cromatica, perde subito la sua dimensione fisica per assurgere al significato di integrazione dell’identità. Lontano dalle luci del tendone, l’animale si presenta nudo nella sua individualità e autenticità, in questo favorito dalla superficie bianca in cui è immerso. L’ambiente asettico che lo circonda rappresenta il luogo di ricovero, dove poter ripararsi e ricevere le cure e l’assistenza garantite dal timbro sanitario. L’operazione di recupero è così compiuta, come ci dicono le iniziali A. R. che richiamano il G.R. “Grazia Ricevuta” degli ex voto, ma tra l’idea di sicurezza e protezione si insinuano il timore dell’isolamento e i dubbi sul reinserimento. Il bianco protegge, ma al contempo nega ogni riferimento e indicazione per intraprendere una nuova strada. L’animale si ritrova letteralmente spiazzato, incerto sul proprio destino. Spiazzati siamo anche noi, a cui viene da chiederci se la nostra condizione sia poi tanto diversa e da interrogarci su chi siamo una volta tolti gli abiti dello spettacolo che spesso insceniamo nella nostra vita quotidiana.
Merito a Guido Airoldi che, con un’originale e intelligente operazione artistica, attraversa il problema della protezione degli animali per giungere a una profonda riflessione sul senso dell’identità.




















































