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Mostre Premi Speciali

OLGA LAH | OPEN 16

Candace Couse  

Premio Speciale:  OPEN Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni
Location: Venezia Lido e Isola di San Servolo
Artista vincitore: Olga Lah, Los Angeles | United States 1980
Periodo espositivo: 29 agosto - 29 settembre 2013

Specifiche:
Olga Lah, vincitrice del Premio Speciale OPEN, presenterà la sua installazione in occasione della 16. edizione dell'Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni che si svolge parallelamente alla Mostra d'Arte Cinematografica - La Biennale di Venezia.

OPEN Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni
Mostra ideata e curata da Paolo De Grandis, co-curata da Carlotta Scarpa e organizzata da PDG Arte Communications

www.artecommunications.com
29.08 - 29.09.2013 Venezia Lido e Isola di San Servolo
 

Comunicato stampa

OPEN Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni celebra la sua sedicesima edizione dal 29 agosto al 29 settembre a Venezia Lido e all’Isola di San Servolo parallelamente alla Mostra d'Arte Cinematografica - La Biennale di Venezia.

La mostra, ideata e curata da Paolo De Grandis, co-curata da Carlotta Scarpa è organizzata da PDG Arte Communications in collaborazione con la Municipalità di Lido Pellestrina ed è patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero degli Affari Esteri, Regione del Veneto, Provincia di Venezia.

Tra le opere esposte vi è anche l'opera Untitled di Olga Lah, artista selezionata come vincitrice del Premio Speciale OPEN nell'ambito del 7. Premio Internazionale Arte Laguna.

Nel corso dell’esposizione la giuria del Premio Arte Laguna assegnerà inoltre il Premio Speciale ad uno degli artisti partecipanti a OPEN 16. Tale premio offrirà al vincitore la possibilità di figurare tra i finalisti del Premio Arte Laguna 2014 ed esporre nell’ambito del circuito organizzato a marzo 2014.

“Muovere ciò che è fermo, fermare ciò che si muove” diceva G.C. Argan del Signorelli, un gioco di leve e di molle per vincere l’inerzia della figura. Oggi, forse, “codificare il significante e decodificare il significato”, questa la sfida di OPEN. Una scelta curatoriale linguistica, non tematica, fornire all’artista, un codice, o meglio il significante, una bandiera, un drappo, uno scampolo di tessuto di 3x1 m. Elemento grammaticale visivo che si basa su regole sintattiche legate al contesto urbano, alla configurazione spaziale, gli spazi all’aperto, l’aria del Lido di Venezia. Relazione spaziale in bilico tra sfondo e vicinanza, forma chiusa e forma aperta e poi esperienza e ancora pregnanza per rivelare la funzione del linguaggio visivo sia essa espressiva, esortativa, estetica o informativa.
Quelle di OPEN sono bandiere che si sviluppano seguendo i canoni della composizione classica dell’immagine fatta di equilibrio, peso, prospettiva, ritmo, movimento, direzione e infine della simmetria.
Se il curatore offre un codice all’artista sarà poi lui stesso a farlo suo, interpretarlo, manipolarlo o perfino superarlo. Manipolazione per Yi Zhou, uno sguardo incrociato tra bozzetti, disegni e video, sequenze visive ad intermittenza. Interpretazione per Puni, i tessuti, gli scampoli, i canovacci di uso quotidiano svelano la loro immediatezza estetico-sensibile per muoversi verso un rapporto con l’altro che rifiuta il dominio e il possesso. Dichiarazione politica, sociale e spirituale in Barbara Taboni. Evoluzione visiva in Casagrande & Recalcati e Claudia Danieli. Un autoscatto per Umberto Zampini, fronte e retro, gioco di riflessi, immagine speculare che l’obiettivo restituisce a funzione transitiva, un’“istantanea” che sospende la vita reale e la muta di segno. Per contrasto Alvise Bittente, sfrontato jongleur di paradossi, abilissimo di ogni contraddizione sventola i grafismi della sua non più flag ma flat, gioco beffardo di ristagno.
Appropriazione pop per Gaetano K. Bodanza, il colore germina e si propaga in estroflessioni che danno forma a creature aliene, insetti “altri” laddove prende forza il contatto con le forze primigenie della Natura, il pensiero irriverente. Gusto pop nel quale si innesca un mondo aperto all’eterno farsi e disfarsi dell’esistenza nei lavori di Stefano Fioresi, contaminato da supereroi in un cortocircuito espressivo dal gusto fortemente drammatico nell’intervento di Ronni Ahmmed. Composizione inedita di parole per Marotta & Russo, parola come forma e contenuto.
La scomposizione impone la scelta di trasferire la visione di un quadro attraverso parte del suo racconto e così il trittico pittorico di Will Kerr si traspone in due vessilli narrativi che volutamente si sottraggono alla trama originaria della tela per trasformarsi in materia perturbabile, ricca di virtuosismi calligrafici in cui l’occhio archeologico dell’artista provoca quesiti in perenne e inafferrabile metamorfosi.
Fino ad arrivare al superamento con Marco Nereo Rotelli, bandiere che si trasformano in dischi d’acciaio, per ricreare un cosmo nel quale le bandiere sono effigiate in una sequenziale contaminazione. Le coordinate geografiche si ampliano all’emergente contesto Taiwanese per indagare le plurime ricerche espressive di Chen Chun-Hao, Chou Yu-Cheng, Mei Dean-E, Yao Jui-Chung.
Al movimento delle bandiere si contrappone la stasi delle installazioni site specific presso i crocevia del Lido di Venezia e l’Isola di San Servolo che, ormai da sei anni, con i suoi splendidi giardini e le architetture cariche di suggestioni è divenuta lo sfondo immancabile nel quale prendono vita le opere d’arte.
Apre il percorso espositivo un omaggio a Nam June Paik e Aldo Mondino. L’opera Voyeur's mail box di Nam June Paik rappresenta il percorso espressivo di uno degli esponenti di spicco del movimento Fluxus, considerato il padre della video arte. Le sue video sculture e le video installazioni sono idee nate all’interno degli happening newyorkesi tra gli anni Sessanta ed i Settanta, dove arte, musica, teatro e fotografia si fondono insieme. L’Arabesque di Mondino, una scultura che raffigura la gamba di una ballerina che sostiene un pesce dorato, è la viva testimonianza di un grande maestro che ha fatto dell’eclettismo la sua cifra stilistica e dell’ironia una forma di sperimentazione.
La materia assorbe, veicola, trasforma. I cristalli di sale di cui si nutrono le opere di Bettina Werner sono tracce di memoria sulle forme fondamentali dell’intelletto, che rappresentano la bellezza e la perfezione della natura stessa. I pagne con cui sono realizzati i tubini di Virginia Ryan divengono in modo tangibile significato e significante, traggono ispirazione dal suo vissuto personale in Africa per tracciare gli eventi attuali secondo una visione schiettamente femminile. Legata al sapere manuale ed artistico del lavoro a maglia, in un percorso tra lana e cotone, Maria Elisa D’Andrea alterna il dritto e rovescio delle costanti del vivere umano in ambientazioni di apparente, incessante, mutamento. Materia paraffinica sospesa, stalattiti che lasciano cadere gocce d’acqua nell’opera di Federico Seppi, uno stillicidio per la pura e semplice contemplazione. Materia avvolta di tasselli specchiati che assorbono e riflettono la luce nella figura distesa di Raquel Monje.
Materia che si fa pigmento in Consolata Radicati di Primeglio e poi i nastri colorati di Olga Lah a creare un percorso alla recherche del significato più intimo laddove il visitatore potrà quindi dipanare il filo del gomitolo di questo ideale labirinto. Manufatto mimetico, camouflage, sguardo obliquo tra arte e architettura quello dell’artista peruviana Ana Maria Reque.
Un’altalena visiva di improvvisi oscuramenti e rivelazioni nell’opera del giapponese Kounosuke Kawakami, fino alla riscoperta degli objects trouvée industriali di Kao Tsan-Hsing scevri da qualsiasi pretesa esegetica e dediti alla ricerca interiore. Fonde musica, arte e gestualità il percorso espressivo di Luciano Angeleri; un’incessante sperimentazione linguistica quella di Roberto Bricalli che ha tuttavia insito l’utilizzo, quasi ossessivo, del marmo quale materia classica, essenziale, perenne. E ancora marmo sul quale sono scolpiti i 7 Castelli Inesistenti di Luca Scacchetti, scrigni, simboli arcani illuminati da una purezza formale primordiale. E poi la Medusa di bronzo di Franco Carloni, morbida nelle forme, contrasto di lucido e opaco nella sostanza che la compone. Ricerca legata al recupero di materiali, in bilico tra Arte Povera e ispirazione Fluxus, per Francesco Lussana. E poi gli studi sui numeri, i simboli e le geometrie di Peter Nussbuam che si traducono in forme e colori che anelano alla luce, fino all’installazione video dal gusto fortemente intimista di Tamara Bialecka, un occhio al video incapsulato in un pozzo metallico, eterno interrogarsi sull’umana sopravvivenza. Usano parole diverse, ma parlano la stessa lingua: quella dell’immagine. Sono Cinema e Arte. Espressione in movimento perpetuo l’uno, espressione colta e fissata in un solo gesto dello stesso movimento l’altra. Non c’è conflitto tra due forme artistiche che vivono d’immagine e si nutrono del desiderio di tradurre emozioni. Si compenetrano come diretta fonte ispirativa per il progetto collaborativo pittorico, grafico e di design di Oleg Shobin, Andrei Belov e Irenkova, Bazinato e Anna Aparina The Giant Movie Affiches TOP 30 presentato da ARTPLAZ Gallery, Minsk. OPEN uno “spazio agito” che sollecita alla riflessione e diventa esso stesso strumento cognitivo. Al visitatore l’invito a sbirciare tra i possibili tracciati per scoprire poi l'ultima salvezza dell'arte: un viaggio attraverso la varietà senza posa di orizzonti, emozioni ed incontri. (Carlotta Scarpa)